Le donne che si sentono attrarre dal Signore a servire gli ammalati per amore di Gesù Cristo, e desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, possono scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: noviziato @ valduce.it (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).

lunedì 13 ottobre 2014

L'Opera Caritativa di Madre Giovannina Franchi

Le sorelle: “Eserciteranno la carità verso il prossimo, specialmente nell’assistenza corporale spirituale degli infermi preferendo i poveri, nelle loro case private, massime se moribondi, col disporli ad una buona morte, essendo questa, al dire di S, Alfonso Liguori, l’opera di carità più cara a Dio e più utile per la salute delle anime.”


“La carità del prossimo sia nelle Sorelle un amore universale che tutti abbraccia nel Signore e non esclude nessuno!”

“La casa delle Sorelle Infermiere sia una copia della casa di Marta e Maria sorelle di Lazzaro, la quale meritò di essere l’ospizio favorito del nostro divin Salvatore.”



“Si ricevano e si trattino con cordialità e gravità insieme le persone che vengono nella casa per qual si voglia motivo, e si procuri che vadano soddisfatte in ciò che domandano, quando si può, sempre poi edificate.”

"Almeno potessimo, colla Divina Grazia, corrispondere ad un favore si grande, quale è quello di avere nella nostra casa Gesù Cristo in Sacramento, con tutto fare e patire per Dio; e per amor suo assistere i poveri infermi,  ma con gran cuore."

La Beata  Giovannina, è tutta qui, in queste poche righe o note che hanno dato musicalità caritativa alla sua esistenza.

Nata in una famiglia benestante nel 1807 ricevette una istruzione adeguata al suo ceto sociale presso il monastero delle Suore della Visitazione in Como; ebbe una fanciullezza e una giovinezza serena nel contesto di una famiglia numerosa senza preoccupazioni
particolari, con un tenore di vita sobrio improntato ad una pratica cristiana sincera e fedele, alla carità, all’impegno sociale e civile.

La nostra Beata ha saputo accogliere nel suo cuore e far fruttificare si può dire da sempre, sia le serene gioie che i grandi dolori, costruendo, con la grazia di Dio, un patrimonio di umanità che ella ha generosamente  messo a disposizione dei fratelli più poveri e disagiati del suo tempo.

La vita è per tutti una grande maestra e sta a ciascuno di noi valorizzare il bene e il bello e tralasciare il brutto e il male. Giovannina ha dedicato ogni attimo della sua esistenza al bene perché credeva e viveva la vocazione cristiana ricevuta nel Battesimo che la faceva figlia di Dio.

Nel 1853 concretizza il suo immenso desiderio di donazione amorosa al Signore mettendo se stessa e le sue sostanze a servizio dei più poveri, nel corpo e nello spirito. che incontrava nel quartiere della Cortesella in Como.

Poveri e miseri che non si differenziano  molto dai poveri di tutti i tempi. Le periferie umane hanno sempre in comune una miseria che in 

tutte le latitudini ha lo stesso colore nero e le stesse conseguenze: ignoranza, delinquenza, lotta per la sopravvivenza squallore fisico e morale. 

Ciò che faceva sanguinare il cuore di Madre Giovannina era l’abbandono quasi totale in cui versavano le persone. Oggi in Italia abbiamo l’assistenza sanitaria, le diverse organizzazioni di  volontariato, ma nella maggior parte del mondo tutto questo è ancora escluso anche solo dalla speranza di milioni di persone. 

Questo tormento amoroso di Madre Giovannina interpella oggi fortemente le sue Figlie e le esorta a spalancare gli occhi su queste inesplorate periferie che danno slancio a mani , a piedi, a intelligenze cordiali, per permettere a tanti fratelli di scoprire la grande misericordia del Dio Vivente che in Gesù ha riscattato l’umanità tutta dando il suo nuovo comandamento: Amatevi come io vi ho amati!

E così, lei, la colta e raffinata Giovannina della famiglia Franchi, accogliendo tre donne come compagne, inizia un’avventura che, se anche ora dovesse terminare dovrà sempre essere riconosciuta come una grande, stupenda, eroica impresa per cui è valsa la pena di morire contagiata dal vaiolo nero, e di vivere gli ultimi giorni della sua esistenza isolata come lo erano tutti coloro che andava a curare.

Era il 23 febbraio 1872 quando Madre Giovannina chiuse la sua vita terrena per incontrare il suo Signore, dopo che  aveva cercato con tutte le sue forze, di assomigliare in qualche cosa a questo suo esigente Sposo divino che per lei per i suoi fratelli e sorelle, aveva dato tutto morendo sulla croce e lasciandosi mangiare dai suoi amici donandosi nella divina Eucaristia.

Di lei, di questa grande Madre non resta nessun ricordo tangibile, neanche la certezza della tomba, ma la sua eredità è in perenne memoria.  

Una lunga schiera di sue Figlie hanno portato avanti il dono a lei dato dallo Spirito e, nella Chiesa si impegnano con gran cuore nella cura dei fratelli infermi.

mercoledì 3 settembre 2014

Il miracolo


Il 6 settembre 1981 nacque nell’Ospedale Valduce di Como la piccola Pasqualina Principe. Alla nascita mostrava segni incompatibili con la vita in assenza di mobilità e di attività respiratoria. La diagnosi fu di asfissia neonatale grave Fu subito assistita con  massaggio cardiaco esterno, puntura intracardiaca con adrenalina e fu intubata per via oro-tracheale. Mancando segni di ripresa, trascorse ormai tre ore dalla nascita, il primario ostetrico la ritenne morta cerebralmente e pertanto preparò l’attestato di morte ma senza registrarne l’orario. Fu a quel punto che la Suora del reparto, che già aveva cominciato ad invocare la Madre Giovannina, ricorse con più fede alla preghiera. Invece di trasferire la piccola in cella mortuaria la portò nel reparto pediatria e pose nell’incubatrice l’immagine della Fondatrice Madre Giovannina Franchi. Si associarono alla preghiera anche altre suore presenti in reparto insieme ad una infermiera. Alle ore 19,30, ad oltre cinque ore dalla nascita, la bambina mostrò chiari segni di vita:. aumento della frequenza cardiaca, comparsa di qualche atto  respiratorio e miglioramento della cianosi. La mamma e le Suore tutte pregavano la Fondatrice perché fossero risparmiati alla bimba gli esiti neurologici di quella sofferenza. La neonata fu dimessa il 27 settembre 1981 in buona salute che ha sempre conservato insieme ad uno sviluppo psico-fisico normale.

martedì 19 agosto 2014

Giovannina Franchi nel Metodo di Vita

Il profumo di una vita spesa nell’amore di Dio e del prossimo, la radicale appartenenza ad un Ideale, dove l’agire ha una sola ragione: tutto nell’amore e per l’amore, è conservato, inalterato negli anni,
in un volumetto prezioso, scritto più con la vita esemplare che con le parole, da una Donna feconda nel bene, feconda nell’amare senza riserve Dio e Dio nei fratelli.

Il Metodo di Vita

È il vero fondamento di un seme prezioso che ha generato in 161 anni una teoria di donne che hanno visto in Cristo l’unica ragione della loro esistenza e nei fratelli poveri e infermi la possibilità di  curare questo Cristo da loro amato.

Giovannina Franchi stendendo le note del  Metodo di Vita  ha aperto la sua anima all’Infinito e ad ogni finito che avvicinava. La sua fisionomia si erge da queste righe maestosa,  avvolta di bellezza intima e spirituale. La sua vita si inserisce nella lunga schiera di donne che hanno saputo utilizzare il proprio vissuto di amore, di dolore, di sofferenza e di gioia a favore dei poveri, dei reietti, dei malati passando tra di loro come angelo consolatore e madre per ogni povero.

Cariche di questa eredità le sue Figlie spirituali,  nell’anno in cui  la Chiesa l ‘addita alla cristianità come  testimone di vita esemplare, si impegnano a rivivere le sue parole, guidate dallo Spirito, per dare continuità spirituale e caritativa al suo insegnamento.

Le  Sorelle, dette Infermiere perché applicate all'assistenza degli infermi, separatesi dal mondo, si sono consacrate a Gesù Cristo Crocifisso, e alla sua Santissima Madre Addolorata, di cui i Cristiani sono immagine più viva nei giorni di malattia. Perciò si propongono di attendere con grande diligenza e perfezione al servizio di Dio e alla santificazione  dell' anima propria nell'adempimento  del sovrano precetto dell'amor di Dio e del prossimo.

sabato 16 agosto 2014

Esperienza vocazionale

Curare i malati è un'opera di misericordia molto apprezzata dal Signore, il quale nel Giorno del Giudizio ci giudicherà sulla carità. Tra gli istituti religiosi che si occupano di prestare assistenza ai malati, apprezzo molto l'opera delle Suore Infermiere dell'Addolorata, fondate da Madre Giovannina Franchi nel 1853. Il loro carisma è curare gli infermi con gran cuore, soprattutto i moribondi, essendo questa un'opera molto meritoria, visto che nell'ora estrema della vita si decide la salvezza eterna dell'anima. Queste suore sono molto caritatevoli e accoglienti, si impegnano a servire tutti come se servissero Cristo sofferente; ecco perché nelle loro strutture sanitarie si respira un'atmosfera familiare. Per loro i malati sono dei fratelli da amare e servire; magari fosse questa l'atmosfera di tutti gli ospedali del mondo!

Si può entrare in questa Congregazione a qualsiasi età, infatti la loro Fondatrice accolse anche donne con più di 50 anni. La buona volontà e il desiderio di santificarsi nel servizio ai malati è un ottimo indice per essere accolte tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, le quali sono disponibili ad ospitare ragazze per un'esperienza vocazionale nel ramo assistenziale infermieristico. Si tratta di una vita semplice e serena, anche se nel mezzo di un lavoro assiduo e impegnativo svolto con gioia per il regno di Dio. Madre Giovannina studiò presso le Monache Visitandine dalle quali imparò ad amare gli scritti spirituali di San Francesco di Sales; ecco perché questa Congregazione ha una spiritualità dal sapore “salesiano”. La preghiera le vede sempre unite e la vita comune è il momento di sollievo, nonostante le fatiche che vi possono incontrare durante il giorno. Grande è inoltre la loro devozione per l'adorazione Eucaristica.

Le donne che si sentono attrarre dal Signore a servire gli ammalati per amore di Gesù Cristo, e desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, possono scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: noviziato @ valduce.it (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).




lunedì 7 ottobre 2013

Giovannina Franchi dono di Dio


Ai reietti della Cortesella, ormai abituati a vivere nell’abbandono di qualsiasi principio umano, anche il cielo ormai reso cupo e quasi oscurato dall’intricato intreccio di tetti neri e affumicati da miriadi di camini che sputano nel cielo la loro nera miseria, venne dato inaspettatamente un dono che solo dal cielo poteva venire .


Madre Giovannina cominciò ufficialmente a girare fra le strette vie della Cortesella il 27 settembre del 1853, giorno in cui la Chiesa ricordava i santi fratelli medici Cosma e Damiano. Di nascosto, senza farsi molto notare già si aggirava nei tristi siti, perciò conosceva le varie situazioni inammissibili in un’epoca dove si parlava di unità d’Italia, dove l’industrializzazione metteva radici e dove ancora le persone dabbene e ricche come lei, avevano un tenore di vita che distava anni luce dalla realtà che i suoi piedi calcavano.

Ecco in quel giorno la Giovannina con tre compagne diventa un’abitante della Cortesella, perché aveva comprato con la sua dote una casa dove poter accogliere, consolare, consigliare,e curare, anche se il termine curare possa sembrare un eufemismo.

Come hanno iniziato le pie donne nella contrada? Andando di casa in casa, con cose semplici: rifare un letto portando biancheria pulita, aiutare il malato nell’igiene personale, spazzare la casa, portare una bottiglia di brodo caldo, portare una fascina di legna per riattizzare il fuoco, cercare di togliere i tanti cattivi odori con qualche ramoscello salubre di ginepro o di alloro, far compagnia compassionevole ai più soli ed abbandonati, procurando un buon caffè, un po’ di zucchero ed anche un sigaro, comprare qualche medicamento, detergere una piaga e rimuovere la fasciatura secondo le prescrizioni mediche, accompagnare un moribondo all’incontro col Signore, far scrivere alla Signorina Giovannina una lettera, difendere una povera donna dalle grinfie di una megera … pagare il consulto del medico per i casi più gravi, recarsi in carcere per assistervi una donna malata con i suoi cinque figli. . .

La casa che avevano era grande e la Signorina Giovannina, che aveva studiato, voleva imitare san Camillo, perciò alcune persone che avevano bisogno di assistenza più continua li portava a casa e che sollievo per quei poveretti trovarsi in un letto sempre pulito e più comodo di quello di casa: la guarigione era già mezza avvenuta. E poi anche il dottore veniva a visitarli e incominciavano a dire che era meglio la Casa della Giovannina che l’Ospedale. In pochissimo tempo le quattro donne divennero una benedizione del Signore in tutto il quartiere, dove arrivavano portavano sollievo e infondevano serenità. E chi poteva dava, un aiuto per i più poveretti. La loro opera era veramente un grande aiuto e il loro stile di vita affascinava tante donne giovani o meno giovani e così incominciarono a chiedere alla Signorina Giovannina di essere accolte nella Pia Casa per poter avere lo stesso spirito che rendeva ardenti le quattro donne.

Ma perché facevano tutto questo? Ecco il segreto era nel cuore della Giovannina. Era cresciuta come benestante, aveva avuto anche una soda educazione cristiana e si sarebbe sposata e come il resto della sua tribù benestante avrebbe messo al mondo tanti figli come era nell’epoca. Ma … c’è sempre un ma che riconduce tutto a Colui che tutto puote … Il matrimonio salta e proprio attraverso quella ferita inferta nel cuore della Giovannina si fa luce un altro indirizzo esistenziale. Era un ripiego? No!!! Era come se la giovane donna attraverso quella ferita avesse scorto dentro una brace nascosta che era la vera vita dell’anima sua. Fu come se gli anni della sua fanciullezza e poi giovinezza diventassero dentro di lei vividi e presenti, e il Signore, che le buone suore del collegio della visitazione le avevano insegnato a ricercare e ad amare, si svelò alla sua anima in un modo nuovo e definitivo: aveva incontrato il Signore come amore unico, e questo incontro l’aveva decisa a vivere solo con Lui, per Lui, anche se non sapeva né come né dove, ma intanto nell’attesa era Lui che amava, cercava e che serviva.

Questo novello ma sempre antico amore era come un fuoco che portava dentro e continuava ad aumentare, tanto che in qualche momento si sentiva quasi soffocare...aspettava solo il segno del Signore che arrivò nella persona del buon canonico Don Abbondio Crotti che le diede il via. Il Signore quando vuole una cosa la fa… non siamo noi, ma è Lui che opera e si serve di quattro povere donne: si lei la Giovannina, una donna, che all’età di 46 anni avrebbe potuto pensare a stare in casa e fare la calzetta, poi la Signora Schiavetti, 72 anni, già vecchia all’anagrafe la piccola Maria Luigia Allegri che ha 31 anni e Poletti Maria 34, già vedova! Era un quartetto fortunato, scelto dal Signore, per questo era in buone mani, il Signore lo voleva, basta…

Andando di casa in casa, Giovannina e le compagne non toccavano e curavano i malati, ma la carne malata di Cristo. Era proprio quel Gesù che la mattina nella chiesa dei Santi Nazario e Celso, (ora in quell’area c’è la sede della Banca d’Italia,) riceveva sotto le specie eucaristiche che lei e le sue compagne potevano ora toccare ed adorare, proprio come faceva San Camillo che imboccava i malati mettendosi in ginocchio come la più tenera delle madri, e piangendo si confessava davanti a loro. In poco tempo la Casa delle Pie Infermiere divenne un punto di riferimento per tantissime persone povere o meno povere perché era come la casa di Marta e di Maria, le sorelle di Lazzaro, che era un punto di appoggio per Gesù e i suoi discepoli.

Si sentiva, appena varcata la porta che uno veniva avvolto da un amore che tutti abbraccia nel Signore. E’ vero si specializzavano sempre più nel curare gli infermi, e questo lo facevano ma con gran cuore. Perfino il vescovo di Foggia , mons. Frascolla, in esilio trovò riparo dalle buone suore e con lungimiranza profetizzò: “ il seme gettato diventerà un grande albero”

E poi? E poi viene un bellissimo e lunghissimo poi che oggi ha toccato i 160 anni e l’albero profetizzato dal Vescovo di Foggia, ha la radice è ben salda, la linfa scorre fra i suoi secolari rami e, che a Dio piacendo, si riempiranno di foglie e di frutti degni della nostra Venerabile Giovannina.

lunedì 29 aprile 2013

Donare il 5 per mille alla ricerca scientifica

La Legge italiana consente di destinare una quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche pari al 5 per mille a enti, come la Fondazione Valduce, che operano nel campo della ricerca biomedica. In particolare la Fondazione Valduce svolge la propria attività di ricerca presso l’ospedale Valduce di Como e il presidio riabilitativo Villa Beretta di Costamasnaga (LC). Durante la compilazione della dichiarazione dei redditi sarà sufficiente la tua firma e l’indicazione del codice fiscale: 95048450134.

La scelta della destinazione del 5 per mille e quella dell’8 per mille non sono in alcun modo in alternativa fra loro e non comportano alcun esborso per il contribuente. Suggerite anche ai vostri amici e conoscenti di donare il 5 x mille alla Fondazione Valduce. E’ una opportunità, a costo zero per il contribuente, per sostenere la ricerca scientifica.

mercoledì 10 aprile 2013

Madre Giovannina Franchi

Nasce a Como il 24 giugno 1807 in una famiglia fra le più facoltose e stimate della città, ma ciò non le impedisce di conoscere la realtà sociale della popolazione più povera, la drammatica situazione di molte famiglie ridotte in povertà a seguito dell’industrializzazione, di malati e anziani abbandonati. Il 27 settembre 1853 Giovannina Franchi, all’età di 46 anni, compie una scelta provocatoria e ardita: abbandona gli agi familiari e con tre compagne va a vivere in via Vitani, una via tra le più povere e malfamate della città. Qui si mette a servizio dei malati, curandoli a domicilio e accogliendoli nella sua casa, dando inizio alla “Pia unione delle Sorelle Infermiere di Carità” che, attraverso la dedizione, l’amore, l’abnegazione, diventa, nei diversi luoghi dove opera, segno della Provvidenza del Padre. Nel finire del 1871 scoppia a Como una violenta epidemia di vaiolo; Madre Franchi si prodiga fra gli appestati e contrae il morbo che in breve tempo, il 23 febbraio 1872, la porta alla morte, lasciando nel dolore e nello smarrimento le sue figlie.

domenica 24 marzo 2013

Adorazione Eucaristica

L'apostolato delle Suore Infermiere dell'Addolorata è molto impegnativo. Per stare a contatto tutto il giorno con gli ammalati è necessario avere molta pazienza e soprattutto molta carità fraterna nei confronti di questi fratelli sofferenti. Ma le Infermiere dell'Addolorata, da dove attingono le energie spirituali per svolgere il loro apostolato? Solo Dio può dare la forza e il coraggio a una persona per dedicare la propria vita a servire il prossimo con carità. Ecco perché queste suore, pur essendo di "vita attiva", dedicano molto tempo alla preghiera e alla meditazione. È così che ottengono la forza spirituale per svolgere sempre con ardore la propria missione tra i malati.

Ci tengono tantissimo anche all'Adorazione Eucaristica, poiché nel Sacramento dell'Altare, Cristo è davvero presente con tutto il corpo, sangue, anima e divinità, come insegna il Magistero infallibile della Chiesa. Madre Giovannina Franchi voleva che le sue seguaci facessero ogni giorno la visita al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima. Gesù è il loro Sposo, ed è contento quando vengono a trovarlo ai piedi del Tabernacolo per consolare il suo Sacratissimo Cuore e fagli un po' di compagnia.

Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse un prezioso libretto intitolato appunto “Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima”, che raccoglie brevi ma intense meditazioni adatte agli amanti di Gesù Eucaristico Amore e della sua dolcissima Mamma. Consiglio a tutti di leggerlo!

lunedì 25 febbraio 2013

Meditare sulla Passione di Cristo

Diceva S. Agostino che vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua. Sì, il nostro amante Salvatore ha patito tanto affinché vi pensassimo, poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi del divino amore. Gesù da pochi è amato, perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare. S. Francesco piangeva nel meditare le sofferenze di Gesù Cristo. Una volta mentre lacrimava gli venne chiesto che problema avesse, egli rispose che piangeva per i dolori e gli affronti dati al Signore e si dispiaceva nel vedere gli uomini ingrati che non l'amano e non lo pensano.

Questo brano che avete appena letto è tratto dal libro "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo", scritto da S. Alfonso Maria de Liguori e da me rielaborato e tradotto in italiano moderno. E' possibile acquistare il libro ordinandolo presso qualsiasi libreria (meglio ancora se è una libreria cattolica), al modico prezzo di 6 euro. Casa editrice "Fede e Cultura".

martedì 19 febbraio 2013

Una donna dalle virtù eroiche

[Dal processo di beatificazione di Madre Giovannina Franchi, Fondatrice delle Suore Infermiere dell'Addolorata]

Dagli scritti della Venerabile, come dall’attento esame delle sue vicende terrene, emerge che la vita di Giovannina Franchi comprendeva un ventaglio di virtù cristiane di profonda intensità. L’umiltà e il nascondimento sono state indubbiamente i momenti più alti dell’esperienza ascetica e spirituale della Venerabile. La virtù della fede guidò e diede origine ad ogni azione della Madre. Nei suoi scritti e nelle sue parole il richiamo alla volontà di Dio e all’amore che la lega a Lui sono indissolubilmente frequenti. Il senso della speranza cristiana lo perfezionò fino a vivere tale virtù in modo eroico da occuparsi dei moribondi per disporli ad una buona morte. L’amore per Dio fu esclusivo, ardente, profondamente unito alla carità che la spingeva a servire il prossimo in modo totale fino al sacrifico della vita. La commissione dei Teologi ha osservato come tutta la vita della Serva di Dio, segno della tenerezza di Dio in mezzo agli ammalati, ruotò intorno al fine di "glorificare Dio servendolo nel malato". Le prove sulla fama di santità sono sufficienti, eloquenti, convincenti perché rispecchiano una vita scandita dalla pratica pronta, gioiosa e costante delle virtù teologali.

martedì 30 ottobre 2012

Conservare la pace nel cuore

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che bisogna praticar la benignità con tutti, in ogni occasione. Alcune persone sono mansuete finché le cose vanno a loro genio, ma appena son toccati da qualche avversità o contraddizione, subito vanno in escandescenza. Chi vuol farsi santo bisogna che in questa vita sia come un giglio tra le spine, che per quanto venga da quelle punto non lascia di esser giglio, cioè rimane sempre egualmente soave e benigno. L'anima che ama Dio conserva sempre la pace nel cuore, e la dimostra anche sul volto sia nei momenti felici che in quelli avversi.

Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”

Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.

E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.

martedì 18 settembre 2012

Tre Professioni Perpetue per le Suore Inferiere dell'Addolorata

Lo scorso 15 settembre, nella Solennità della Beata Vergine Maria Addolorata, suor Ruth, suor Natalia e suor Victoria hanno emesso la Professione Perpetua tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, Congregazione fondata da Madre Giovannina Franchi. Il rito si è svolto presso la Cappella dell'Ospedale Valduce di Como, durante la Santa Messa celebrata da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como.

Con la professione perpetua, queste tre giovani suore si sono legate per tutto il resto della vita a Gesù buono, loro dolcissimo Sposo e amorevole Redentore delle anime nostre.

Bisogna pregare affinché tante altre ragazze, invece di seguire le vanità delle vanità che dilagano nel mondo, ascoltino la chiamata del Signore e donino la propria vita a Cristo abbracciando la vita religiosa per lavorare al servizio degli ammalati e aiutarli ad avvicinarsi al Signore, seguendo l'esempio di Madre Giovannina Franchi.

lunedì 10 settembre 2012

Accettare la sofferenza per amore di Gesù

Mi hanno scritto tante persone che soffrono materialmente o spiritualmente. A tal proposito vorrei farvi leggere uno scritto che ho rielaborato e tradotto in italiano moderno, tratto da “Pratica di amar Gesù Cristo”, di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.

Questa terra è luogo di meriti, e perciò è luogo di patimenti. La nostra vera patria è il paradiso, ove Dio ci ha preparato il riposo in un gaudio eterno. In questo mondo dobbiamo starvi breve tempo, ma in questo poco tempo molti sono i travagli che dobbiamo soffrire. Bisogna patire, e tutti patiscono: sia i buoni, sia i cattivi, tutti devono portar la propria croce. Chi la porta con pazienza si salva, chi la porta con impazienza si perde. Dice Sant'Agostino che con la prova del patire si distingue la paglia dal grano nella chiesa di Dio: chi nelle tribolazioni si umilia e si rassegna al divino volere è grano per il paradiso; chi si insuperbisce e si adira, e perciò lascia Dio, è paglia per l'inferno. Gesù col suo esempio ci ha insegnato a portare con pazienza le croci che Dio ci manda. Il Profeta chiamò il nostro Redentore: Despectum, novissimum virorum, virum dolorum (Is. LIII, 3): l'uomo disprezzato e trattato come l'ultimo di tutti gli uomini, l'uomo dei dolori. Sì, perché la vita di Gesù Cristo fu tutta piena di travagli e di dolori. Così come Iddio ha trattato il suo Figlio diletto, così tratta anche ognuno che ama e riceve per suo figlio: Quem enim diligit Dominus castigat; flagellat autem omnem filium quem recipit (Hebr. XII, 6). Un giorno Gesù disse a Santa Teresa: “Sappi che le anime più care al Padre mio sono quelle che sono afflitte da patimenti più grandi.” La stessa santa dopo la morte apparve ad un'anima, e le rivelò che godeva un gran premio in cielo, non tanto per le sue opere buone, quanto per le pene sofferte volentieri per amor di Dio.

Non vi è cosa che più piaccia a Dio, quanto il vedere un'anima che con pazienza e pace sopporta tutte le croci che Lui le manda. Ciò fa l'amore, rende l'amante simile all'amato. Diceva San Francesco di Sales: “Tutte le piaghe del Redentore son tante bocche le quali ci insegnano come bisogna patire per Lui. Questa è la scienza dei santi, soffrire costantemente per Gesù; e così diverremo presto santi.” Chi ama Gesù Cristo desidera vedersi trattato come fu Gesù Cristo, povero, straziato e disprezzato. Il merito di un'anima che ama il Signore sta nell'amare e patire. Ecco quel che disse il Signore a Santa Teresa: “Pensi tu, figlia mia, che il merito consiste nel gioire? no, consiste nel patire ed amare. Mira la vita mia tutta piena di pene. Figlia, sappi che chi è più amato da mio Padre, riceve maggiori travagli da Lui, ed a ciò corrisponde l'amore. Mira queste piaghe, perché non giungeranno mai a tanto i tuoi dolori. Il pensare che mio Padre ammette alla sua amicizia gente senza travaglio, è sproposito.” Ed aggiunge Santa Teresa per nostra consolazione: “Iddio non manda mai un travaglio che non lo paghi subito con qualche favore.”

Sarebbe un gran guadagno il patire tutte le pene che hanno sofferto i santi martiri, in tutta la nostra vita, per godere un sol momento di paradiso; or quanto più dobbiamo abbracciar le nostre croci, sapendo che il patire della nostra breve vita ci farà acquistare una beatitudine eterna? Momentaneum et leve tribulationis nostrae... aeternum gloriae pondus operatur in nobis (II Cor. IV, 17). Ciò induceva San Francesco a dire: “Tanto è grande il ben che aspetto, che ogni pena mi è diletto.” Ma chi vuol la corona del paradiso bisogna che combatta e soffra. Non si può aver premio senza merito, né merito senza pazienza. E chi combatte con maggior pazienza, avrà un premio maggiore.

Ma parlando anche di questa vita, è certo che chi patisce con più pazienza gode più pace. Persuadiamoci che in questa valle di lacrime non può aversi vera pace di cuore, se non da chi tollera ed abbraccia con amore i patimenti per far piacere a Dio. Non il patire, ma il voler patire per amor di Gesù Cristo è il segno più certo per vedere se un'anima ama il Signore. Ecco quello che Gesù consiglia a chi vuole essere suo seguace, il prendere e portar la sua croce: Tollat crucem suam... et sequatur me (Luc. IX, 23). Ma bisogna prenderla e portarla non con ripugnanza, ma con umiltà, pazienza ed amore. Un giorno Santa Gertrude domandò al Signore che cosa poteva offrirgli per fargli maggior piacere, ed Egli le rispose: “Figlia, tu non puoi farmi cosa più grata che soffrir con pazienza tutte le tribolazioni che ti si presentano.”

Un'anima che desidera di essere tutta di Dio deve abbracciare con avidità tutte le mortificazioni volontarie, e con maggior avidità ed amore le involontarie, perché queste sono più care a Dio. Preghiamo il Signore che ci faccia degni del suo santo amore; che se perfettamente l'ameremo, ci sembreranno fumo e fango tutti i beni di questa terra, e ci diverranno delizie le ignominie e i patimenti.

giovedì 30 agosto 2012

Addio a suor Battistina

All'età di 101 anni è recentemente deceduta suor Battistina. Le Suore Infermiere dell'Addolorata la ricordano con affetto fraterno e offrono suffragi per la sua anima. Il 7 agosto aveva compiuto 101 anni, portati bene! Solo da qualche mese faticava nella deambulazione, pertanto utilizzava la carrozzina.

Giovedì 23 agosto, dopo la Santa Messa ha chiesto alla Superiora di poter parlare con il cappellano. La superiora l’ha chiamato, hanno parlato, si è confessata e dopo ha chiesto l’unzione dei malati. Il cappellano ha chiamato le suore e si è dato inizio al rito. Giunti alla benedizione finale, suor Battistina ha terminato l'esilio terreno ed è entrata nell'eternità.

Sabato 25 agosto è stato celebrato il rito funebre. Suor Battistina è stata una suora esemplare, semplice, fedele agli insegnamenti ricevuti in noviziato, sempre sorridente e serena. Nella fedeltà alla spiritualità della Congregazione, nella laboriosità e semplicità, questa umile suora ha contribuito non poco allo sviluppo dell’opera di Madre Giovannina.

Il Signore l'accolga nella Patria Celeste.

giovedì 9 agosto 2012

Professione Perpetua

Con grande gioia vi comunico che il prossimo 15 settembre, Solennità della Madonna Addolorata, suor Ruth, suor Natalia e suor Victoria emetteranno la Professione Perpetua tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, Congregazione fondata da Madre Giovannina Franchi.

Il rito si svolgerà alle ore 15,30 presso la Cappella dell'Ospedale Valduce di Como, durante la Santa Messa celebrata da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como.

È meraviglioso sapere che ben tre giovani donne si doneranno a Gesù buono per tutto il resto della loro vita, dedicandosi amorevolmente al servizio dei fratelli ammalati. Speriamo che tante altre donne possano abbracciare la vita religiosa tra le seguaci di Madre Giovannina, per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio.

Le donne che si sentono attrarre dal Signore a servire gli ammalati per amore di Gesù Cristo, e desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Suore Infermiere dell'Addolorata, possono scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: noviziato @ valduce.it (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).